Vincenzo Buccella
Miembro Activo
[SUB]Sono nato e vivo a Roma, ma tutta la mia storia si trova ad Ortona dei Marsi (L'Aquila) un paese della Marsica, Abruzzo, Italia centrale.
Questa che vi faccio leggere è una descrizione della mia amatissima terra. Spero che non sia troppo difficile da capire.
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Valle del Giovenco
(tratto da: "I ragazzi di Clelia" di Vincenzo Buccella)
Non so dirvi in quale stagione questa valle mostri il suo profilo migliore e forse questo non è neanche possibile visto che “il bello” è un concetto puramente soggettivo. Ognuno può vederla attraverso sfumature magari non colte da altri. Senza contare che il giudizio di ognuno può cambiare col passare degli anni, con la diversa sensibilità degli anni, con l’umore che muta con le vicende della vita, con la vita che cambia e che ti cambia, mentre tu, attore/spettatore, non te ne rendi quasi conto. Potrei parlare dell’improvvisa esplosione di colori regalata dall’autunno: il giallo, l’arancione, il rosso, qualche spruzzo di caduco verde, e nell’aria quell’odore di legna quasi dolciastro. Degli inverni innevati quando, in un silenzio irreale con i fiocchi che scendono grossi come fazzoletti, ogni cosa si copre di un bianco assoluto e tutto sembra allora essere finalmente uguale, anche gli uomini. Potrei raccontarvi della primavera che ogni volta riveste la valle con identiche vesti che sempre però appaiono allo sguardo come appena uscite dalla fantasia infinita di un meraviglioso stilista; o della calda estate, quella dei campi adesso incolti che bruciano sotto il sole di montagna, degli alberi di mele con le scheletriche braccia frondose come a voler frenare quei raggi, delle feste che in questa stagione quasi ogni sera scuotono la silenziosa pace della valle e degli amori sbocciati al fresco delle tenebre complice quel cielo purissimo di stelle che solo quell’estate e quella valle regalano.
La Valle del Giovenco, qualora quanto scrivo dovesse arrivare all’attenzione di chi non c’è mai stato, è percorsa in tutta la sua lunghezza dalla Provinciale 17 la quale, per i paesi che nella valle si trovano, rappresenta la congiunzione con il mondo esterno. Una vera e propria arteria attraverso la quale ai residenti arriva tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere: dai generi di prima necessità ai turisti, da tutto quello che non producono alle cose più frivole. Questa strada è dunque la colonna vertebrale che permette a tutto il corpo della Valle del Giovenco di mantenersi ben eretto. E se parlo di corpo, fidatevi, si tratta proprio di un gran bel corpo. Vi sarà capitato, qualche volta, di rimanere incantati davanti allo spettacolo che solo la natura è in grado di mandare in scena. Ebbene la Valle del Giovenco è sicuramente lo spettacolo attraverso il quale la natura si sdebita con gli abitanti della valle per i molti disagi che in altra maniera ha elargito loro a piene mani.
E’ bella questa valle, come bella è una donna agli occhi di un uomo innamorato.
Se mai avrai la fortuna di ammirarla, dall’alto di una delle montagne che la sovrastano, la Valle del Giovenco ai tuoi occhi apparirà come languidamente sdraiata su un fianco. La testa, a sud, dolcemente appoggiata sulle gonfie faggete di S. Sebastiano e Bisegna; Ortona è il suo ombelico, là dove i suoi fianchi si allargano un poco così come proprio ad una donna si addice; e poi le belle gambe tornite che a Cesoli e Carrito concedono alla vista le ginocchia gentili; verso nord, infine, con leggiadra nobiltà i bei piedini a calcare la grassa terra di Fucino.
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